AGI - Eni for 2025 – A Just Transition è il report annuale volontario di sostenibilità che testimonia l'impegno dell'azienda integrata dell'energia nel generare valore condiviso attraverso la trasparenza e la collaborazione con tutti gli stakeholder. Descrive una transizione energetica giusta, che bilancia la sicurezza degli approvvigionamenti con l'obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050. Il modello di business integrato descritto da Eni sostiene questa strategia attraverso la riduzione delle emissioni, l'espansione nelle energie rinnovabili, nei biocarburanti e nelle tecnologie di cattura della CO₂.
Il documento spazia dall'innovazione tecnologica fino alle soluzioni di frontiera: dal supercomputer HPC6, il più potente al mondo per usi industriali, alla ricerca sulla fusione a confinamento magnetico. Una transizione giusta è soprattutto socialmente equa e per questo nel report viene dato particolare rilievo alla responsabilità sociale, con iniziative dedicate alla tutela dei diritti umani, alla parità di genere e allo sviluppo delle comunità locali nei 62 Paesi in cui Eni opera.
"Eni affronta queste sfide con un modello industriale distintivo, che combina in modo pragmatico business tradizionali e nuove fonti energetiche e coniuga innovazione tecnologica, efficienza operativa e integrazione lungo la catena del valore. Il nostro modello aziendale mette al centro le persone, tutela la sicurezza di tutti coloro che lavorano in Eni e per Eni, contribuisce al benessere delle comunità in cui operiamo e a una sempre maggiore protezione dell’ambiente. Tutto ciò ci consente di affrontare con resilienza le discontinuità del contesto e di proseguire con coerenza nel nostro percorso di trasformazione", ha commentato l’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi.
La fotografia del 2025 di Eni
In un contesto geopolitico volatile, segnato dalla prosecuzione del conflitto in Ucraina e da nuovi scenari bellici in Medio Oriente, Eni ha consolidato un modello industriale distintivo basato sull'innovazione tecnologica e su un approccio finanziario "satellitare" creando entità indipendenti capaci di attrarre capitali dedicati: Plenitude (rinnovabili, retail e mobilità elettrica), Enilive (bioraffinazione e mobilità più sostenibile), Eni CCUS Holding (cattura e stoccaggio della CO2), Azule Energy e Vår Energi (entità indipendenti nell'Upstream).
Queste entità satellite si muovono all'interno di un piano industriale organicamente combinato con cinque pilastri strategici: la neutralità carbonica al 2050, la protezione dell'ambiente, il valore delle persone, le alleanze per lo sviluppo, la sostenibilità nella catena del valore. I risultati del 2025 confermano l'efficacia di questa visione: l'azienda ha ridotto le emissioni nette Scope 1+2 dell'Upstream del 68% rispetto al 2018 e ha raggiunto il target di zero routine flaring per gli asset operati. Due esempi: progetti come Baleine in Costa d’Avorio e Argo/Cassiopea in Italia nascono già privi di emissioni operative nette, integrando tecnologie di abbattimento direttamente nella fase di progettazione.
Sul fronte della transizione, Plenitude ha raggiunto 5,8 GW di capacità rinnovabile installata mentre Enilive espande la propria capacità di bioraffinazione con nuovi progetti in Italia e all'estero. È stata avviata la fase esecutiva del progetto Liverpool Bay nel Regno Unito con altre partnership strategiche per valorizzare i progetti di decarbonizzazione, mentre Versalis (chimica) ha avviato l'impianto demo Hoop per il riciclo chimico delle plastiche e nuovi impianti per polimeri riciclati a Porto Marghera.
Impatto sociale vero e misurato
L'impegno sociale e di governance è testimoniato dal primo posto nel Corporate Human Rights Benchmark per quanto riguarda i diritti umani e dal conseguimento della certificazione per la parità di genere. Per quanto riguarda l'inclusione, dal report emerge come Eni pone le persone al centro della transizione, garantendo il rispetto dei diritti umani lungo tutta la catena del valore. La popolazione femminile, in posizioni di responsabilità, ha raggiunto il 30,8% (+4,2% rispetto al 2020). Lo scorso anno sono state erogate mediamente 33,5 ore di formazione per dipendente. E sull'importante punto della sicurezza, l'indice TRIR (Total Recordable Incident Rate) è sceso a 0,55 (da 0,70 del 2024) migliorando la performance.
Nei Paesi esteri ospitanti, le attività operative dell'azienda contribuiscono alla riduzione della povertà energetica e alla diversificazione economica con 81 milioni di euro investiti lo scorso anno in progetti di sviluppo locale. Qui entra in gioco il modello "Dual Flag", cioè il concetto che la bandiera di Eni debba sempre sventolare accanto a quella del Paese ospitante, in un rapporto di cooperazione paritaria. L'impatto sociale vede circa 3 milioni di persone raggiunte attraverso iniziative per l'accesso all'energia, acqua, salute e formazione.
Francesca Ciardiello, Responsabile Sostenibilità di Eni, commenta: "Nel contesto attuale riteniamo importante contribuire al benessere di coloro con cui interagiamo, promuovendo il rispetto della dignità di ogni persona e dei diritti umani, principi che orientano il nostro modo di operare".
Un esempio brillante è Ibo Blu Niri in Mozambico, nella regione di Cabo Delgado dove, in collaborazione con l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Eni sostiene il reddito di pescatori e commercianti locali. Nel 2025 è stato lanciato inoltre il programma Train the Trainers, un'iniziativa per formare le forze di sicurezza pubblica sui principi dei diritti umani, garantendo che lo sviluppo industriale non avvenga a scapito della tutela dei cittadini.
Dal supercalcolo all'energia delle stelle
Con investimenti in pari a 460 milioni di euro in tecnologia e innovazione, tra Ricerca&Sviluppo e open innovation, passando per soluzioni digitali avanzate, Eni punta su tecnologie di frontiera come la fusione a confinamento magnetico e il supercalcolo per guidare la trasformazione industriale a lungo termine. Di questa cifra, 207 milioni di euro rappresentano la spesa pura in ricerca e sviluppo (R&D), di cui l'80% è dedicato alle tecnologie di decarbonizzazione.
Tra le infrastrutture tecnologiche di Eni, HPC6 è il supercomputer industriale tra i più potenti al mondo, in grado di ridurre i tempi di sviluppo di progetti e prototipi rispetto al calcolo tradizionale, protagonista anche di partnership con start-up, centri di ricerca e PMI per integrare competenze in un ecosistema di innovazione condivisa. Ma lo sguardo dell'azienda è rivolto anche oltre l'orizzonte, verso frontiere come la fusione a confinamento magnetico. Questo impegno si esprime in diversi progetti internazionali con partner scientifici d’eccellenza e aziende, tra cui il rafforzamento dell’ accordo con il Commonwealth Fusion Systems, spin off del MIT di Boston, che promettono di sbloccare una fonte di energia pulita e virtualmente illimitata entro il prossimo decennio.
Come evidenziato nel report dal Chief Operating Officer Global Natural Resources di Eni, Guido Brusco, “per Eni l’approccio responsabile e sostenibile nasce da una visione strategica coerente e costante nel tempo, che ha permesso di affrontare contesti complessi senza perdere la rotta”. In un mondo che cambia velocemente, la Just Transition è un processo graduale e concreto: non è solo produrre energia pulita, ma assicurarsi che questa trasformazione sia equa per ogni comunità coinvolta.
Il report completo "Eni for 2025 - A Just Transition"
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